Le mie pubblicazioni

Esplora il mio mondo attraverso le mie pubblicazioni. Scopri i riconoscimenti letterari e musicali, i libri di letteratura e di scuola pubblicati con Hoepli e molto altro. Un viaggio nella fantasia e nella tecnica di scrittura.

La cantata del caffè

Romanzo storico

Riconoscimenti

Terzo classificato al Premio Lorenzo Da Ponte di Treviso

Vincitore Premio Charles Dickens di San Benedetto del Tronto

Una storia che si dipana fra amori, vendette, tradimenti e abbandoni nella Germania luterana tra il XVII e il XVIII secolo.

Siamo a Lubecca, la città degli organi: l'amicizia tra Dietrich Buxtehude e un produttore di birra, suo magnanimo sostenitore, ha come punto focale il matrimonio delle rispettive figlie, Marghareta e Lisetta, unione che in entrambi i casi si rivelerà infelice e rovinosa.

Tra tradizioni secolari fortemente radicate e tentativi di apertura verso il nuovo, nonostante dotata di intelligenza, di audacia e di talento, la figura della donna rimane fatalmente inchiodata al servizio del padre prima e del marito poi.

Forse Marghareta Buxtehude riuscirà...

Sonetti

Raccolta di poesie

Sonetto X

 

Tu che per me sei Sole, mare e vento,

e guidi i giorni miei ad uno ad uno,

vedi l'anima mia in questo digiuno:

per me sei l'aria, la vita e il talento.

 

Ed Io, che senza te non m'accontento,

osservo il mio destino farsi bruno;

qui, seduto con me, non c'è nessuno

e il fiume della vita scorre lento.

 

Fugge il ricordo tra gli antichi banchi,

dove studiavo i versi messi in rima,

e i primi sintomi d'Amor contrassi.

 

Ma Tu, che già distavi mille passi,

mi pari ancor più lontana di prima.

Perciò non dormono i miei occhi stanchi.

Prefazione

a cura di Giuseppe Magurno

La presente silloge comprende 26 sonetti, ordinati con un numero romano progressivo. È preceduta da un esergo poetico, tratto dall’Adone[1] di Giovan Battista Marino (1569-1625) e posto sotto il segno di Amore, invocato per dare ali all’ispirazione e luce all’ingegno del poeta. Ed è imperniata, come è subito evidente dal titolo, su una forma metrica e un’organizzazione ritmica assai antiche, che fanno capo alla scuola poetica siciliana e attraversano le epoche successive della letteratura italiana, fino al Secondo Novecento.

    Dal punto di vista tematico, l’amore costituisce, in coerenza con l’esergo citato, la “cornice” che accoglie tormenti, passioni, ricordi, nostalgie, desideri, stupefazione per donne, e figure di donne, magnifiche, irraggiungibili o sfuggenti, “scese in terra a miracol mostrare”, come altrettante beatrici nostrane. A volte esse hanno un nome preciso, come Veronica che canta nel sonetto conclusivo, e dispone, senza saperlo, di un potere salvifico. A volte sono evocate attraverso la loro condizione professionale, come la prof. di Italiano di un altro sonetto, illuminata dalla luna, l’astro che dà risalto al volto, agli occhi e al manto della donna e accende nell’amato la scintilla del canto che non morrà. A volte scompaiono nell’astratta personificazione di Amore, “potente invincibile fiera”, che non dà tregua all’innamorato, il quale cerca invano di ingabbiarla, ponendosi (“petrarchescamente”) dietro le sue orme.

  La passione amorosa conosce però anche momenti giocosi e il distacco ironico che si conviene a chi, potendo vivere tre volte, destinerebbe a tale passione soltanto l’ultima delle tre esistenze (“impossibili”), accordando la sua preferenza, in ordine di importanza, al calcolo e al suono. La parodia investe inoltre una figura femminile, amante del cibo e della buona tavola, fino alla bulimia, per cui l’autore stravolge in senso popolaresco, facendogli il verso, il sonetto dantesco “Tanto gentile e tanto onesta pare”.  In un caso, infine, è descritta una scena di amore ordinario, domestico, all’insegna della discrezione e della grazia, con corpi avvinghiati e bacio finale («come una coccarda»), e il gatto di famiglia a vegliare e ad osservare.  

  Accanto all’amore si pone l’amicizia, che si invera in alcuni soggetti di entrambi i sessi, indicati con nome e cognome, come si evince dalle relative dediche. Si tratta di specialisti in varie branche del sapere (dalla Fisica all’Arte, alla Matematica, alla Linguistica, alla Letteratura latina), a cui va l’ammirazione del poeta, che evoca spesso il proprio passato scolastico, da “uditore”, quando fece il suo apprendistato scrittorio e scientifico. E alla Matematica, una delle tre “cose” predilette, è riservato il sonetto incipitario, presentato come “omaggio al teorema fondamentale del calcolo integrale”.

   Segue poi, nella triade modificata rispetto alle preferenze del poeta trecentesco Cecco Angiolieri («Tre vite vorrei e sol una m’han dato» vs. «Tre cose solamente m’enno in grado»), la passione per la musica, che ha fatto di Stefano Ghisleri un compositore e un pianista raffinato. Alla musica si accenna in alcuni sonetti, con richiami dotti, come nel caso della Totentanz, parafrasi del «Dies irae» di Liszt e «macabro rito» (per pianoforte e orchestra), al termine del quale «‘l tempo tornò fecondo»; oppure con la scherzosa ritrosia della bambina che rifiuta di seguire gli insegnamenti del maestro di pianoforte e di applicarsi col metodo Beyer, rinviando la soddisfazione di «Stefanino».

  In altre composizioni irrompe drammaticamente la realtà, con il suo carico di guerre, pandemie e sofferenze di ogni genere, tra cui le diseguaglianze mondiali e la fortuna di nascere (“cristiano”) in Europa o (“bianco”) in America. Al Covid, che tanti lutti ha prodotto in anni recenti, si fa riferimento con l’urlo delle sirene e le aule scolastiche vuote (l’autore è anche docente), dove la lavagna si lamenta del suo mancato utilizzo, riservato nei giorni del contagio soltanto alla morte, salita in cattedra per l’occasione. In tale ambito può rientrare anche l’ironico dialogo tra il medico e l’infermiera, a corto di carta per le prescrizioni a causa di un eccesso di patologie di ogni tipo, concentrate nello stesso periodo. Connesso al destino finale, è poi il testamento biologico, con eutanasia e cremazione di contorno.

    Non manca infine, per le conoscenze scientifiche del poeta, l’accenno a Betelgeuse, la stella gigante “ferita” nel 2019 da un’esplosione e la sua attenzione premurosa per l’Aurora, che brillerà, da grande, con maggior luce e senza ansia. Un puro gioco personale è, infine, il rapporto di amore-odio per la sveglia mattutina, che invita senza indugio, con il suo trillo, al lavoro, e alla corsa in automobile. 

   Dal punto di vista della versificazione e del lessico utilizzato, l’autore mostra una straordinaria felicità compositiva, che lo porta anche a invenzioni retoriche, come il “sonetto tautologico”, fitto di allitterazioni, e il “lipogramma in a”, o alla stesura di un acrostico destinato a una collega (di cui la lettera iniziale di ogni verso riproduce nome e cognome), e incentrato su un’amara riflessione del tempo che passa e ruba quotidianamente «fotoni». In ogni caso, solida è sempre l’articolazione ritmica del sonetto, a base endecasillabica, con fronte regolare, e sirma con qualche variazione nelle rime delle due terzine. Il lessico si alimenta di espressioni colte, auliche, trecentesche e di modi di dire più vicine alla prosa, quando si passa dal linguaggio del passato a quello del presente.   

 

[1] G. B. Marino, Adone, I, 4, vv. 4-8. 

Racconti dal passato, dal presente e dal futuro

Una raccolta di racconti divisa in tre ere temporali: il passato, in cui il medioevo, con i suoi misteri e le sue rivoluzioni, scuote le vite dei personaggi; il presente, in cui la ricerca del tempo libero e l'importanza dell'apparire sono i motori principali della vita; il futuro, in cui l'umanità entra in contatto con nuovi mondi, il pianeta viene diviso in miliardi di Stati e le emozioni possono essere controllate attraverso una pillola colorata. Il tutto condito da una sottile ironia.

Riconoscimenti

All'interno della raccolta è presente il racconto "Il negoziante di tempo" quarto classificato al Premio Amerino

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